PUNTATA 2: L'innamoramento - Bruco e Farfalla
1299
post-template-default,single,single-post,postid-1299,single-format-standard,bridge-core-1.0.5,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-18.1,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.2,vc_responsive

PUNTATA 2: L’innamoramento

Quando parliamo d’amore spesso intendiamo quel sentimento che, all’inizio di ogni relazione, ci fa sentire felici e ubriachi.

L’amore, però, non è l’innamoramento.

L’amore è un’altra cosa …

Sveva e Leo si erano conosciuti a Pordenone nel febbraio del 2006.

Nora stava organizzando da tempo quell’incontro, che era però sfumato diverse volte. La scusa, era un ritrovo fra vecchi amici dell’università.

“Fidati di me, Sveva– disse Nora con decisione “Leo è la persona giusta per te!”.

“Non credo agli appuntamenti al buio, dai” – disse Sveva con fare sbrigativo.

“Venerdì passo da te alle 20.00 e andiamo insieme, ok?” – tagliò corto Nora.

Nora era una ragazza esuberante, seducente, sicura. Sfacciatamente consapevole della propria bellezza. Riusciva a fermare per strada la gente con uno sguardo, se voleva.
Questi aspetti affascinavano Sveva, che vedeva in lei la sua parte inespressa.

Eppure non riusciva più a fidarsi di lei, soprattutto dopo quel che era successo nell’estate del 1991.

Quel venerdì, Sveva e Nora arrivarono all’ ”Antica Osteria del Mosto” alle 20.30. La piazzetta antistante, era già stracolma di gente col bicchiere in mano.

“See! E chi li trova adesso?” – sbottò Nora infastidita!

“Eccolo!” – disse Sveva indicandoglielo, “quello è Leo, vero?”.

“Si! Come hai fatto a riconoscerlo?”

Sveva non era mai riuscita a spiegarsi come mai il suo occhio si fosse posato su quel volto sconosciuto, in mezzo a tutto quel caos.

Dopo essersi stretti la mano, iniziarono a chiacchierare con la naturalezza bambina e la curiosità adolescente.

Via via si eclissarono in un mondo parallelo, incuranti della dimensione, dello spazio, e del tempo. Sembravano immersi in una bolla fluttuante, all’interno della quale stavano facendo il giro del mondo. Il biglietto era solo per due.

Fu per loro una serata d’inverno che sapeva già di primavera.
Uno scambio di occhi vellutati e di parole al caramello.
Un eterno battito di ciglia, un sorriso disegnato ad inchiostro, un insieme di si, senza neanche un no.

Fu un salto dentro una ruota impazzita, una discesa dalle Montagne Russe, l’emozione di una vincita al gioco, quando la ricevuta sembrava smarrita.
Un cocktail di assenzio e fuoco, Vodka e cuoricini, Gin e farfalle, Tequila e sospiri.

Fu, soprattutto, una notte infinita.

E quando di spalle ognuno tornò ad incontrare i propri binari, avanzarono con passo lento, continuando a sorridere.

 

No Comments

Post A Comment