LA SARDEGNA - Bruco e Farfalla LA SARDEGNA
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LA SARDEGNA

SARDEGNA: DA CHIA FINO A TORRE DEI CORSARI

La Costa che da Chia sale fino a Torre dei Corsari è come un gioiello prezioso da custodire con cura.

Chia è una frazione del comune di Domus de Maria, in provincia di Cagliari. La natura è selvaggia, incontaminata, scossa da un vento irriverente, che d’incanto si stanca.

Le spiagge sono raggiungibili transitando lungo le rive di stagni popolati da fenicotteri rosa. All’orizzonte, è sempre ben visibile la torre di origine spagnola, diventata il simbolo di questo luogo incantato, e che custodiva l’acropoli dell’antica città punica di Bithia.

Lungo il tragitto, imperdibile è la Spiaggia di Tuaredda, una tra le più belle spiagge per posizione, colori e profumi. E ancora Cala Cipolla, con sabbia nivea e rocce granitiche di ogni forma, da dove è possibile ammirare la torre del faro, incorniciata da ginepri e pini.

A Masua lo spettacolo naturale diventa da brivido grazie al faraglione del Pan di Zucchero, alto 132 metri.
Davanti a questo monumento circondato da un’affascinante insenatura di spiaggette e brillanti acque azzurre, si rimarrà ammutoliti.
Pan di Zucchero è uno dei più grandi faraglioni d’Europa, ed è attraversato da una galleria a livello del mare utilizzata in passato per scopi minerari.

Cala Domestica, non a caso, è stata scelta per diversi spot pubblicitari. Si tratta di una spiaggia situata al termine di un’insenatura protetta da due alte falesie calcaree.
All’interno, i minatori scavarono una galleria che oggi permette l’accesso ad una piccola spiaggia denominata “La Caletta”.

Buggerru è un piccolo centro che possedeva ricche ed importanti miniere, oggi in disuso. Nella Miniera di Buggerru scoppiarono moti di protesta repressi dai regi carabinieri, e a poche decine di metri dal nuovo porto si trovano delle sculture che ricordano quell’ episodio.

Poco distante da Bugerru, è possibile visitare le Grotte di Su Mannau, site nel Comune di Fluminimaggiore. La prima parte della grotta fu usata come tempio ipogeo, dedicato al culto delle acque.
Sono presenti piccole lucerne votive ad olio in terracotta, che testimoniano la funzione religiosa del luogo.
La grotta si visita attraverso delle comode passerelle sospese: è un viavai di stalattiti e di stalagmiti, di verdi laghetti, di cristalli di calcite.https://www.sumannau.it/

Portixeddu è un piccolo paesino la cui spiaggia è lunga 2 km. Il fondale è basso e sabbioso e non permette l’attracco di barche. Per questo motivo il porto rimane isolato ed inaccessibile al turismo di mare.

Scivu è un luogo poco conosciuto: la natura qui è rimasta intatta e il profumo della macchia mediterranea arriva fino al mare.

Anche l’Italia possiede un suo piccolo deserto, con dune dorate alte fino a 60 metri. Si trova a Piscinas.
Per arrivarci, il percorso è invitante: chilometri di sentieri sterrati e arenosi. Poi, finalmente, si abbandona l’auto in uno spiazzo sabbioso, e da lì, quasi d’incanto, compare il mare.
L’immensa spiaggia è accessibile attraverso una passerella, e un cartello di legno segnala che appartiene al “Comune di Arbus”.
Prima di accedere alla spiaggia, curiosando tra le dune, ci si imbatterà in rotaie e vecchi carrelli arrugginiti . Servivano per trasportare piombo e ferro dalle vicine miniere di Ingurtosu a Piscinas, per poi trasportarli fino a Carlo Forte.
La sensazione è quella di imbattersi in un villaggio fantasma da film di far west, dove sembrano riecheggiare i passi dei minatori stanchi.

In questo deserto di dune sagomate dal Maestrale, la vegetazione è paradossalmente viva: cresce a primavera il giglio marittimo e il papavero giallo, mentre lentischi e ginepri incorniciano il panorama.

Da Piscinas si può salire verso la Costa Verde, così chiamata per la ricca vegetazione che dalle montagne si propaga fino al mare.
La Costa verde può essere scoperta anche attraverso delle gite organizzate di trekking. Se invece si decide di percorrerla in auto o in moto, si consiglia una guida prudente per non spaventare greggi di caprette che sbucano d’improvviso…

La sosta alle Miniere, tra Ingurtosu, Montevecchio e Bugerru, è imperativa, http://www.minieradimontevecchio.it/

In queste zone proveniva circa il 10% della produzione mondiale di piombo e zinco.
Queste aree sono diventate dei monumenti che fanno parte del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO nel 1997 come primo parco all’interno della rete mondiale dei Geositi/Geoparchi.
Il territorio era già conosciuto dalle popolazioni nuragiche per la ricchezza del sottosuolo, ma è solo dalla metà del 1800 che è cominciato lo sviluppo dell’industria estrattiva. Nel 1991 sono stati chiusi  gli ultimi impianti.
La Miniera di Montevecchio è stata una delle più importanti realtà industriali sarde, ed ha avuto diversi riconoscimenti per la tecnologia utilizzata. L’imprenditore Giovanni Antonio Sanna ottenne la concessione di sfruttamento perpetuo della miniera.
Oggi è possibile visitare la sua villa. I corredi sono stati fortunatamente recuperati da delle aste, e sono presenti pregiati mobilii, tappeti, quadri e porcellane antiche.

 

 

 

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